La poesia nello sguardo
Dalla contemplazione alla consapevolezza: la pratica che trasforma
La poesia non è (solo) una parola, ma un’attitudine ad abitare il mondo e a osservare quello che ci circonda.
Contemplare non è solo fermarsi e posare gli occhi. È anche togliere i filtri, provare ad ampliare e depurare lo sguardo da aspettative e sovrastrutture ogni volta che incontriamo qualcosa sul nostro cammino.
Vuol dire accogliere - nella forma che è - ogni luogo, persona, oggetto, esperienza. E, al di là del giudizio, essere testimone del sentire che porta.
Per me, questo è poesia.
Christian Bobin - grande ispirazione per abitare poeticamente il mondo - fa della poesia un modus vivendi. E potremmo aggiungere anche un modus pensandi, visto che le neuroscienze ci confermano che la poesia è un’attività che coinvolge entrambi i nostri emisferi cerebrali: nasce per un meccanismo di associazione nel destro, e poi trova la codificazione del linguaggio nel sinistro.
Sembra la chiave per l’equilibrio.
Ma allora, perchè è così difficile allenare uno sguardo poetico e trovare la poesia oltre quello che siamo abituati a pensare di lei?
Forse perchè richiede pazienza, curiosità e soprattutto consapevolezza. Richiede di ri-conoscersi come esseri unici e, nel contempo, parte di un tutto più grande.
Siamo educati e abituati a guardare per identificare, classificare, dare un nome a tutto. Il nostro è uno sguardo funzionale: rapido, utile e spesso distratto.
Lo sguardo poetico, invece, rallenta. Porta attenzione.
È uno sguardo presente, che sta con ciò che osserva.
Non è alla ricerca di un significato.
Non riduce a una definizione, ma amplia ciò che sta guardando.
Non separa incasellando, ma mette in relazione.
È uno sguardo che si educa, un po’ alla volta.
E forse questo tempo ci chiede un ritorno a uno sguardo così.
Uno sguardo che si traduce anche in presenza, in abitudine.
E diventa il nostro modo di abitare il mondo.
Ecco perchè la poesia non è qualcosa da spiegare, ma piuttosto un modo di essere e di vivere, di risuonare con cio che c’è.
Secondo me la poesia non ha a che fare con la delicatezza o la sensibilitá in senso astratto, ma piuttosto con la presenza.
Avere uno sguardo poetico significa diventrare più presenti.
E ci sono poche cose concrete come la presenza, quella vera, che radica nel corpo, nel momento, nell’esperienza.
La presenza, come la poesia, è una pratica.
E la poesia, come la presenza, è una scelta.
Scopri spazi e occasioni per allenare lo sguardo, praticare poesia e presenza assieme a me.



Bellissima riflessione! 🌸